RECENSIONE: Honoré de Balzac “Il colonnello Chabert”

RECENSIONE: Honoré de Balzac “Il colonnello Chabert”

Un campo di battaglia e l’infinita desolazione del silenzio che precede la conta delle vittime, l’accatastarsi di spade, pastrani, uniformi e corpi senza vita. L’ora terribile della spoliazione dei cadaveri quando ogni cosa viene sottratta ai morti. L’ora terribile delle fosse comuni dove Hyacinthe Chabert vive la sua prima morte. «L’8 febbraio 1807 dalla spuntar del giorno a notte, la battaglia di Eylau era costata all’Impero diecimila morti». Sepolto sotto le innumerevoli vittime di quella battaglia Chabert, comandante del reggimento di cavalleria, vive fino in fondo il silenzio che precede la morte e la paura che quel silenzio sprigiona: «un silenzio che non ho più ritrovato in nessun luogo, l’orrendo silenzio del sepolcro», confessa Chabert.

Ma la vita è più forte di quel silenzio ed egli riemerge miracolosamente dal fondo di un ammasso di corpi senza vita. Per anni creduto morto in quella battaglia, l’atto del decesso viene redatto secondo le regole stabilite dalla giurisprudenza militare, il colonnello vaga attraverso la sua disgraziata esistenza ridotto in povertà, senza dimora, in completa solitudine. Non riconosciuto da alcuno per la sua vera identità viene arrestato e internato in diversi manicomi ogniqualvolta tenti di far valere il proprio vero nome. E’ un uomo asciutto, dal viso pallido e livido a lama di coltello, con gli occhi che paiono coperti da «un’albugine trasparente»; tutto nel suo aspetto fa pensare ad una figura di cera, così immobile, pietrificato dalla sofferenza e dalla miseria. Sul suo volto rughe bianche, «sinuosità fredde, l’espressione smorta di una fisionomia cadaverica». Sulla pagina quest’uomo sembra essere un ritratto di «Rembrandt senza cornice».

Sono trascorsi dieci anni da quella morte presunta e vuole riprendersi il proprio nome, patrimonio, rango e storia. «A causa di tutto questo il mio nome mi è oggi insopportabile. Vorrei non essere io, ma eccomi qui… Sono stato sotterrato sotto dei morti ora mi si vuole sotterrare sotto dei vivi». Per questo si reca cupo ed accigliato nello studio dell’avvocato Derville in cerca di giustizia, presentandosi come il colonnello «che è morto a Eylau». Sbeffeggiato come un pazzo e un impostore dagli impiegati dello studio avvocatizio, Chabert affascina però il giovane uomo di legge, una delle migliori promesse del Foro, che non si stupisce né si lascia spaventare dalla strana storia che l’uomo nel cuore della notte inizierà a narrare: «So tante cose sulla morte. La morte è rossa. E poi è blu. E poi è fredda. Ma soprattutto è silenzio. La morte è un silenzio di morte».

Ma inganni e cambiamenti radicali sono sopravvenuti dopo la sua scomparsa e nulla è più come prima. Anche Rose, la moglie da lui tanto amata, rimasta “vedova”, è ormai sposa di un altro uomo; neppure la casa gli appartiene più, né gli averi e le fortune. Dovrà dimostrare contro ogni evidenza, di essere il colonnello Chabert “morto” in battaglia. Con tenacia e determinazione lo accompagna in questa impresa l’avvocato Derville. «Sapere, mio caro… che nella nostra società ci sono tre tipi di uomini: il prete, il medico e il magistrato, che non possono avere stima del mondo? Vestono di nero, forse perché portano il lutto di tutte le virtù e di tutte le illusioni. Il più disgraziato dei tre è l’uomo di legge… Ho visto crimini, signore, crimini contro i quali la giustizia umana è impotente… I nostri studi sono fogne che non si possono bonificare». Secondo Derville, dunque, procuratore presso il tribunale di prima istanza del dipartimento della Senna, la sorte a lui toccata è sorte di lutto ed in questo confessa di sentirsi vicino a quella del suo cliente. Entrambi portano il lutto di tutte le virtù e di tutte le illusioni.

Il breve capolavoro di Honoré de Balzac è la narrazione di lutti paradossali. Con tutte le forze il colonnello lotterà per riavere il proprio posto nel mondo. Ma sarà proprio la persona da lui più amata a far sì che ciò non possa avvenire. La presunta vedova Chabert, ora contessa Ferraud, avida di denaro e potere sociale è una donna che in realtà vive dentro di sé una situazione «moralmente mostruosa», sull’orlo di un abisso, una donna che gli sbarra la strada con avidità e disamore. La vicenda di Chabert avrà un esito nefasto, disgustato dal comportamento della moglie, dalle sue richieste e dall’ostracismo che incontrerà in questa battaglia. Se dunque dovrà instaurare una guerra odiosa e dispendiosa economicamente contro la contessa Ferraud, la sua esistenza diverrà ostaggio di processi, sentenze, rivendicazioni senza fine. Per questa ragione, in una lettera a Derville, l’unico ad averlo veramente compreso ed aiutato, confesserà d’essere caduto vittima di un male incurabile, «la ripugnanza per l’umanità». Gli sembrerà d’un tratto impossibile vivere alle prese con la giustizia ogni giorno. Per questo decide di morire una seconda volta e «rientrare sottoterra» proprio da dove era faticosamente uscito lottando contro la morte per riprendersi il suo nome. Quando Derville lo rintraccerà molti anni dopo in un ospizio lo saluterà con il suo nome e grado. Ma il diniego del vecchio sarà categorico: «Non Chabert! Mi chiamo Hyacinthe. Non sono un uomo, sono il numero 164, settima camera».

Patrizia Parnisari

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Honoré de Balzac

Il Colonnello Chabert

collana Classici Moderni Newton

cura Roberto Bronchio

Newton Compton Editori Roma 2021

Brossura

Formato tascabile

128 pp

7,90 €

ISBN 9788822753960