RECENSIONE: Irvin D. Yalom “Chiamerò la polizia”

RECENSIONE: Irvin D. Yalom “Chiamerò la polizia”

Due lunghissimi silenzi, durati una vita intera, si stemperano dopo anni in un dialogo fatto di sensi di colpa, ossessioni e dolore. Bob Brent e Irvin D. Yalom, autore del libro, Chiamerò la polizia, si confrontano alla fine di una cerimonia d’addio del cinquantesimo anniversario di laurea presso la facoltà di medicina. Da sempre amici, hanno conservato nelle proprie anime un orrore che non trova parole, quello della Shoah. Ma quel silenzio viene d’un tratto interrotto quando per Bob Brent il passato erompe come un uragano: «Le mie due vite, la notte e il giorno, si stanno unendo». Inizia così il febbrile ricordare, la lunga confessione all’amico psichiatra, il dottor Irvin D. Yalom, professore emerito di psichiatria alla Stanford University e prolifico scrittore. Della vita buia del suo amico Bob, Irvin sa ben poco. Conosce soltanto quella solare e diurna: una vita esemplare come cardiochirurgo, famoso, scrupoloso e infaticabile. Ma quali incubi visitano le sue notti?

La confessione inizia dall’infanzia trascorsa in Ungheria durante l’Olocausto: «avevo quindici anni. Ero scappato da una colonna di prigionieri che i nazisti stavano portando dal ghetto alla stazione, ed ero riuscito a tornare a Budapest, dove vivevo fingendomi cristiano grazie a documenti d’identità falsi. Tutti i membri della mia famiglia erano stati già arrestati e deportati. Dividevo una stanza in affitto con un amico che era scappato in Ungheria dalla Cecoslovacchia nel 1942». Altre persone a lui care vengono prese e giustiziate dai Nyilas, i feroci nazisti ungheresi. Ma lui ancora una volta sopravvive. Il suo senso di colpa è devastante. A diciassette anni riesce ad arrivare da solo a Boston come profugo. Lì farà i suoi studi di medicina. Uno volta diventato chirurgo l’unico modo per sopravvivere al senso di colpa ossessionante è confinare la sua vita precedente in quella degli incubi notturni. La sua esistenza dunque sarà divisa tra il notturno Olocausto e la sala operatoria, unico luogo nel quale Bob può “riparare alla colpa” di essere ancora vivo. Curare i suoi pazienti trapiantando cuori per infondere una nuova esistenza. Confessa che l’unica cosa che lo tiene in vita sono i cuori sanguinolenti e palpitanti che tiene tra le mani durante i suoi quotidiani interventi chirurgici. Bob non cessa un attimo di inseguire questa salvezza. I suoi ritmi sono massacranti.

Il racconto, brevissimo e intenso (56 pagine) è seguito da un’intervista all’autore in cui Yalom racconta il proprio senso di colpa quello di chi è riuscito a fuggire prima ancora di vedere l’orrore nazista. Il giovane Irvin vive la segregazione razziale in un affollato quartiere di persone di colore. Provando il disagio di essere isolato si chiude in casa trascorrendo le sue giornate a studiare e a leggere. Quando decide di diventare psichiatra farà tesoro di tutti quegli anni di letture convinto che la scelta di quella specializzazione sia il modo migliore per rimanere il più possibile accanto a Dostoevskij e Tolstoj. Questa visione lo porta ad un approccio diverso della psichiatria optando per una terza via. Oltre all’approccio biologico e a quello psicoanalitico introduce e sostiene quello filosofico esistenziale rifacendosi anche ad Epicuro. Ecco dunque nascere il primo degli innumerevoli testi di Yalom, La psicoterapia esistenziale. Il suo approccio prevede una narrazione di storie, dei veri e propri romanzi: Le lacrime di Nietzsche, La cura Schopenhauer, Il problema Spinoza, (tutti pubblicati da Neri Pozza). Yalom, nato nel 1931, lavora, ancora oggi, nell’ambito della psichiatria esistenziale.

Patrizia Parnisari

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Irvin D. Yalom

Chiamerò la polizia

Collana Piccola Biblioteca Neri Pozza

traduzione di Serena Prina

Neri Pozza Vicenza 2018

Brossura fresata

105 x 175 x 8 mm

78 pp

80 gr

10,00 €

ISBN 9788854517486

10,00 €