RECENSIONE: Isaac Bashevis Singer “Satana a Goraj”

RECENSIONE: Isaac Bashevis Singer “Satana a Goraj”

Un canto antico sprigiona dalle pagine di Satana a Goraj. Opera prima e già impronta completa dell’autore, dittico gotico dai toni arcaici, vergato nella tonalità di primitive ballate in cui risuonano gli echi del Beowulf inglese e dell’Edda norrena.

Scritto in yiddish e uscito a puntate sulla rivista letteraria Globus nel 1933, venne pubblicato per la prima volta in volume a New York nel 1943. Ambientato nel XVII secolo, racconta gli accadimenti del villaggio ebraico di Goraj «nascosto tra le colline in capo al mondo».

Nel 1648 gli ebrei di Goraj furono atrocemente massacrati dai contadini ribelli haydamaky; i pochi superstiti lasciarono il villaggio. A distanza di anni, poco alla volta l’ormai deserta Goraj ricominciò a popolarsi fino a che, con l’arrivo del Rabbi Benish Ashkenazy e dell’ex benestante Reb Eleazar Babad, riprese alacremente vita cercando di dimenticare. La vicenda di Rabbi Benish occupa la prima parte del dittico. L’impegno del Rabbino nel mantenere l’ortodossia della tradizione tenta di allontanare le derive cabalistiche e messianiche sopraggiunte dall’esterno che però, inevitabilmente finiscono per irretire gradualmente i compaesani e addirittura alcuni famigliari. Nella seconda anta di questa pala d’altare, la perdita del nucleo centrale della fede trasforma la collettività ordinata della comunità in gruppo osceno di peccatori immondi, perduti nell’illusione collettiva dello sviluppo di un benessere allettante mentre la tragedia incombe e dirompe improvvisamente, nutrita da incontrastate forze del Male. La redenzione giunge in extremis, con costi altissimi e radicali ravvedimenti.

La forza narrativa e la lucidità di Singer si riversa in ciò che nel romanzo accade a Goraj, trasformando un angolo remoto della geografia ignota nell’universale crogiuolo ardente del destino umano. In Satana a Goraj il teatro romanzesco assurge all’altezza del Sacro, del sapienziale nella tradizione religiosa, senza rinunciare al dinamismo dell’azione e alla verità del linguaggio che connota l’opera dei grandi scrittori, come affermava Giuseppe Pontiggia. Superando i confini della realtà storica, Satana a Goraj ribadisce la propria persistente contemporaneità, ad esempio nella debolezza allarmante dell’umanità contemporanea irretita e abbandonata nell’irrealtà, nella superficialità golosa e nella solitudine del digitale.

La suggestione di alcune opere d’arte ha accompagnato talvolta la stesura di importanti romanzi, e pensiamo ad esempio ad Auto da fé scritto da Elias Canetti circondato dalle riproduzioni della Pala dell’altare di Issenheim di Matthias Grünewald. In Satana a Goraj la situazione si ribalta nella realizzazione letteraria di un quadro d’insieme affine a Dulle Griet, la tela che nel 1563 Pieter Bruegel il Vecchio consegnò all’umanità del futuro.

 

Andrea Oddone Martin

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Isaac Bashevis Singer

Satana a Goraj

Collana Biblioteca Adelphi

Adelphi Milano 2018

Brossura fascicoli cuciti

142 x 220 x 14 mm

270 gr

182 pp

18,00 €

ISBN 9788845932663