RECENSIONE: La Casa alta – Anne Nivat

RECENSIONE: La Casa alta – Anne Nivat

«Una tuba arriva in un ufficio pubblico per farsi assegnare un appartamento; è accompagnata da un oboe che… cerca di far scivolare una bustarella nelle mani del funzionario, rappresentato da un trombone…». Ecco come Nikita Bogoslovskij, il celebre compositore russo novantenne, ama rappresentare la Russia di oggi nella sua opera musicale più recente; un atto unico che racconta ad Anne Nivat in una delle interviste che l’autrice ha raccolto in La Casa alta. All’interno di questa costruzione emblematica, il famoso grattacielo staliniano sul lungofiume dei Calderai a Mosca, costruito nel 1952 da detenuti del gulag, vive un mondo a parte. Lo stile architettonico è, scrive Anne Nivat, a metà strada tra «spirituale e funzionale, dispotico e popolare». Persino i suoi abitanti hanno un nome che li caratterizza: colui che abita la vysotka, ossia la Casa alta, è un vysotnik.

Mezzo secolo di storia custodito tra le spesse mura di un edificio assurdo: «Questo grattacielo racchiude la quintessenza dell’immensa saga sovietica degli ultimi cinque decenni», spiega lo scrittore Vasilij Aksenok. Una babele sociale e culturale che da sola potrebbe anche rappresentare buona parte della Mosca postcomunista: qui dimorano uomini d’affari, scrittori, registi, attrici, astronomi, ballerine, domatrici di leoni, «nuovi russi»… Qui la vecchia e nuova Russia convivono tra rimpianti, accuse, nuovi entusiasmi e asserzioni lapidarie: «Alcuni abitanti di questo mostro sono a loro volta dei mostri», asserisce Galja Evtuscenko, seconda moglie del poeta, riferendosi a spie e collaboratori del Kgb in tempi non troppo lontani. Ma neppure sulla Russia di oggi, quella di Putin, Galja si fa illusioni: «Perché gli intellettuali tacciono sulla Cecenia?… Su ogni individuo pende la potenziale minaccia del carcere…». E proprio su Putin, Anne Nivat raccoglie tra gli abitanti della Casa alta pareri unanimi: un uomo senza scrupoli che ha fatto della Russia un Paese allo sbando, «regno dell’inerzia totale» proclama Vasilij Valerius, direttore artistico. «Sono riapparse le barzellette politiche, segno di ritorno a un’epoca di grande stagnazione. Ognuno si chiude in cucina, come un tempo, per parlare», aggiunge Vasilij riferendosi alle conversazioni a voci basse, lontane dai microfoni, in cucina, all’epoca di Stalin. Anche Vasilij lamenta il silenzio degli intellettuali: l’intelligencija non conta più nulla di fronte agli uomini d’affari e agli oligarchi. Secondo un quotidiano moscovita, la nuova élite che abita la Casa è senza dubbio borghese, ma «continua ad agire con metodi keghebisti».

Un edificio di ottocento appartamenti che deve confrontarsi con il problema della privatizzazione, delle ristrutturazioni che non si sa più a chi debbano competere, anche perché secondo l’architetto Seredega, in Russia non esiste una vera nozione di proprietà. Così si alternano appartamenti fatiscenti ad altri completamenti rinnovati e arredati all’occidentale. Nella Casa alta c’è anche chi come Lidia, una custode, rimpiange il passato; vorrebbe poter chiudere gli occhi, confessa, e riaprirli per ritrovarsi ancora in Unione Sovietica o chi, come Sofia Perovskija, rimpiange il tempo in cui «ognuno sapere cosa faceva e quanto valeva». Ma la Casa alta e i suoi abitanti, gli strani vysotniki, sono tornati comunque di gran moda.

Così, tra entusiasmi e recriminazioni nascerà, a nord di Mosca, una nuova casa-fortezza di quaranta piani: l’ottavo grattacielo che mancava per portare a termine il disegno staliniano originario. Il progetto prevede un nuovo anello di grattacieli, «palazzi a destinazione speciale». Una cittadella chiusa all’esterno, sorvegliata e custodita dalla sicurezza. Gli abitanti dovranno appartenere a una medesima classe sociale. «La campagna pubblicitaria non ha remore nell’evocare Stalin e gli anni gloriosi del suo “regno”», scrive Anne Nivat. L’ottavo grattacielo ha un nome già di per sé, a dir poco, evocativo: Palazzo Trionfo. Il lupo, dunque, perde il pelo ma non il vizio…

Patrizia Parnisari

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Anne Nivat

La Casa Alta

Le Lettere, pp. 206

2004

18 euro