Recensione – La libertà dell’editore, Klaus Wagenbach

Recensione – La libertà dell’editore, Klaus Wagenbach

Si presenta nelle fattezze del memoriale, della raccolta di scritti vari disciplinati in una mezza decina di sezioni che cercano di polarizzare i ricordi attorno ad argomenti che si sforzano di fungere da guida. La libertà dell’editore (Sellerio, 2013) raccoglie una messe di scritti dell’editore tedesco Klaus Wagenbach, in forma autobiografica. Dopo una breve premessa in cui Wagenbach descrive le circostanze in cui si è decisa la pubblicazione, gli scritti prendono l’abbrivio nella migliore delle tradizioni autobiografiche, con alcuni capitoli dedicati alla propria giovinezza e alla famiglia d’origine. Dopo poche pagine però emerge imperiosamente la vera linea dorsale dell’intero libro: la passione editoriale, per i libri e le idee che veicolano. Infatti, tutte le sezioni di cui si compone il testo cercano di centrare le argomentazioni che si sono prefissate ma, immancabilmente, non cessano di trattare l’esperienza editoriale che si interseca e coincide con la vita di Klaus Wagenbach. È così che si alternano nella dimensione personale alcuni momenti legati alla tragica Germania del post 1933, dichiarazioni ideologiche giovanili, riflessioni successive, atti personali a volte connessi a trascorsi giudiziari, sempre in virtù di pubblicazioni, ancora si rievocano figure entrate nell’olimpo della letteratura e dell’editoria che hanno costellato di vicende la vita di Wagenbach. E ci si riferisce tra gli altri a Günter Grass, a Giangiacomo Feltrinelli, a Erich Fried, Peter Suhrkamp, Brigitte e Gottfried Fischer. Ma non solo, un editore per cui le lande italiane sono famigliari fin dalla gioventù, può partecipare con divertita ironia da osservatore alle tipicità del carattere italiano regalandone gustosi cammei, come del resto per le qualità del tedesco innamorato dell’Italia. La sezione intitolata Egregi colleghi si concentra particolarmente sulla situazione in cui versa l’editoria. Sulla scorta della pluriennale appassionata esperienza, ne indica le traiettorie e le destinazioni, le complicazioni dovute a mutazioni nelle qualità e nelle consuetudini dei lettori ma anche dei problemi ambientali del sistema distributivo e culturale, della differenza tra librai e librai, delle ingerenze indebite, improvvide dei grandi gruppi della finanza e delle conseguenti azioni frustranti, castranti, dallo sguardo corto e perlopiù ignorante del management generalista, che tratta il libro come qualsiasi altro prodotto da vendere in esclusiva funzione di determinati target di profitto. Un libro in cui un’intera vita vissuta nell’editoria viene condivisa profondamente con il lettore esperto, meglio ancora un editore, ma certamente anche il meno esperto troverà questa narrazione complice e interessante dal punto di vista della storia delle idee, divertente nell’aneddotica e nel tono complessivo.

Andrea Oddone Martin