RECENSIONE: Luciana Borsatti “Le indemoniate”

RECENSIONE: Luciana Borsatti “Le indemoniate”

Tutto ebbe inizio nella lontana primavera del 1878, in un piccolo paese tra i monti della Carnia, a Verzegnis: sette ragazze tra i quindici e i vent’anni furono sopraffatte da malori terribili e forsennati. «Udii tali voci strane che credevo sicuramente fossero di bestia piuttosto che di umana specie – di gatto, di cane, di vacca, di suino, di gallo, di diverse specie di uccelli – che venivano ripetute all’incirca ogni 5 minuti secondi che mi laceravano il cuore per il dolore», testimonierà uno dei preti inviati sul luogo della misteriosa vicenda. Le giovani erano colpite da alienazione mentale fino a smarrire la parola, la vista e l’udito. Un altro religioso testimoniò che le povere donne si divincolavano sui letti come bisce, cercando di nascondere il viso e avversando l’acqua santa. Misteriosa ed inestricabile resta, ancora oggi, la curiosa vicenda narrata, sulla base di documentazioni storiche e scientifiche da Luciana Borsatti nel suo bel saggio Le indemoniate 1879: sfida tra Stato, scienza e Chiesa a Verzegnis.

Cosa stava dunque accadendo? Un caso di possessione? Di superstizione, forse d’isteria? In molti si cimentarono in questa sfida nel tentativo di rintracciare una soluzione. Dapprima il clero con aspersioni d’acqua santa, preghiere e segreti esorcismi, fino a quando l’autorità ecclesiastica sembrò tirarsi indietro con grande prudenza per «lasciare campo libero all’azione dell’amministrazione civile». Venne poi il turno di medici e uomini di scienza, ma invano. Si fece infine ricorso alla forza pubblica: un’intera compagnia di soldati di fanteria fu impiegata per occupare il paese e condurre le povere “indemoniate” nel manicomio di Udine, misura estrema per mettere a tacere una vicenda che, arrivata fino a Roma al capo del governo si temeva potesse sfociare nella sovversione e nel disordine. Nel generale clima repressivo e conservatore del nuovo ministero non era infatti strano che, di fronte all’epidemia, medici e autorità si trovassero d’accordo nel considerare la vicenda non come un fenomeno da analizzare e curare, bensì quale problema d’ordine pubblico, rinsaldando «l’alleanza tra Stato e psichiatria» che in quegli anni stava prendendo vigore. Il «bastone della scienza» scrisse più tardi Fernando Franzolini, il medico che si era occupato del caso attribuendo all’isteria e alla superstizione le origini del fenomeno, aveva «percosso giusto e soggiogato il soggiogabile». Il medico che, non va dimenticato, praticava l’ovariotomia nella cura della malattia isterica.

Il caso Verzegnis fu un caso complesso e irrisolto che diede vita a molte, troppe, chiavi di lettura. Luciana Borsatti ha puntato sulla ricostruzione dell’ambiente sociale, culturale ed economico che faceva da sfondo a quella paradossale epidemia analizzando il contesto di tensioni in cui si sviluppò. Va inoltre ricordato che quelle comunità erano quasi sempre povere e lacerate da tensioni, dove le sproporzioni tra popolazione e risorse erano croniche. Numerose malattie decimavano gli abitanti e la vita era molto dura. Ma il caso di Verzegnis è emblematico di tutto un fenomeno assai più ampio che vedeva nell’Ottocento “l’epoca d’oro” nella storia dell’isteria, alimentata, in molti casi, dalla connivenza tra vita e letteratura dove la fragilità di alcune esistenze veniva esaltata da potenti miti romantici peculiari di certa espressione artistica. L’autrice dedica un intero capitolo all’immagine dell’isteria nell’Ottocento e sulle teorie che si vennero a costruire attorno a questa «categoria nosografica mutevole e incerta». Certo è che un po’ tutta la medicina ricalcava e rimaneggiava ancora, in quel periodo, l’infausta teoria della donna come essere sessualmente e costituzionalmente malato. Se per gli antichi e per i loro seguaci la sede della malattia, nel caso specifico dell’isteria, era l’utero, per i moderni ciò che cambiava era soltanto la sede, il cervello, ma non il fondamento della teoria. Il risultato più ovvio fu «l’isterizzazione del corpo della donna». L’isteria rimaneva una devianza tutta femminile che proveniva da una sessualità perversa. Il quel clima sociale e storico riuscire a comprendere cosa veramente accadde nel piccolo paese carnico e le più profonde ragioni del malessere rivelato dai sintomi non poteva essere impresa facile.

Più di una furono le epidemie nervose che si verificarono in tutta Europa; alcune vennero documentate in pubblicazioni psichiatriche, altre messe a tacere, altre ignorate ed irrisolte. Ma intanto, ricorda ancora Luciana Borsatti, «la riflessione tardo-ottocentesca sull’isteria aveva condotto la psichiatria, il diritto e la medicina legale sulla soglia di una zona oscura della psiche umana». Oggi, però, a più d’un secolo di distanza, in forme e luoghi diversi «l’isteria sopravvive ad esorcisti e positivisti, proteiforme e inafferrabile», si legge nel bel saggio di Alberto Panza e Salomon Resnik Psicoantropologia delle demonopatie compreso nel volume. La zona oscura nella quale erano cadute le “indemoniate” di Verzegnis è dunque ancora lontana dall’essere rischiarata. Interessante, e riportato anche alla nostra attualità pandemica, è anche il breve scritto di Alberto Panza Le epidemie del linguaggio.

I dati raccolti da Luciana Borsatti pongono in evidenza la profonda connivenza tra istituzioni mediche ed autorità civili al fine di mettere a tacere questo caso riportandolo ad un mero caso di ordine pubblico e dunque da reprimere con l’esercito. Scrive l’autrice: «Il caso richiamava alla mente le possessioni spettacolari che nel secolo XVII avevano sconvolto i conventi di Loudon e di Louviers in Francia, oppure quei “convulsionari” di San Nedardo che avevano fatto vacillare, nella Parigi del Settecento, le razionalistiche certezze della civiltà dei Lumi. Ma soprattutto l’epidemia si poteva paragonare, per il suo contesto storico e sociale, a quella di Morzine, nell’Alta Savoia, iniziata circa vent’anni prima». La sentenza definitiva dell’autorità medica su questo caso fu, a dir poco, concisa e lapidaria: «Breve, il paese di Verzegnis è un paese di isteriche e di superstiziosi, e su questi due elementi si impernia e si muove tutta quanta la presente epidemia».

Patrizia Parnisari

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Luciana Borsatti

Le indemoniate

Collana Storie

Prefazione di Mario Galzigna

Postfazione di Pietro Barbetta

con scritti di: Alberto Panza e Salomon Resnik

Castelvecchi Roma 2021

Brossura

288 pp

20,00 €

ISBN 9788832906370