RECENSIONE: Maksim Gor’kij “Infanzia”

RECENSIONE: Maksim Gor’kij “Infanzia”

Rimasto orfano di padre a soli cinque anni, il piccolo Aleksej Peškov, causa madre ondivaga in cerca di libertà e nuovi amori, va a vivere con un nonno tiranno e una nonna materna, la classica “madre russa” nella sua iconicità senza tempo. La nonna, benché analfabeta, è una meravigliosa narratrice che pesca a piene mani nel mondo ancestrale di storie, leggende e meravigliose fantasie. Le sue interpretazioni narrative dischiudono nuovi orizzonti al nipotino, inquieto e curioso, aiutandolo così nell’affrontare la durezza di un’infanzia in quel mondo rurale condannato all’ignoranza e alla miseria dall’oscurantismo zarista, in cui già sobbolle la Rivoluzione che cambierà la storia della Russia.

Il piccolo Aleksej Peškov diventerà Maksim Gor’kij, lo scrittore considerato campione di realismo socialista e che, sebbene riluttante bolscevico, verrà posto alla guida del sindacato degli scrittori sovietici e onorato come il più grande scrittore russo del suo tempo. Di lui ho letto in gioventù La madre, indicato come primo esempio letterario di realismo socialista: attraverso il personaggio di una operaia, madre di operai, racconta i fatti della Rivoluzione del 1905. Infanzia è dedicato al periodo formativo della vita di Gor’kij quando, orfano, andò a vivere con il nonno tiranno e la nonna, dolce madre che lo inoltrò con passione alla narrativa.

Fin dalle prime pagine, anzi fin dalle prime righe, scopro uno scrittore straordinario, uno di quegli scrittori senza età perché sempre attuali, di quelli che ti prendono per mano e ti conducono nel loro mondo con una scrittura coinvolgente (grazie inoltre alla traduzione di Emanuela Guercetti). La lettura si trasforma così in un’avventura irresistibile, di impossibile interruzione. L’infanzia raccontata da Gor’kij è certamente realistica, sarà anche “realismo socialista” ma soprattutto realismo poetico che, a mio avviso, presenta più di un’affinità con il realismo poetico della letteratura latino-americana: un’utopia comunista, in fondo, che cerca il benessere del popolo cui riconosce il diritto di sognare.

L’infanzia che narra Gor’kij è intrisa di povertà e miseria morale, ferita da una orribile brutalità: il nonno lo frusta a sangue con metodica sadica e bastona metodicamente, con brutale violenza, la moglie che chiama “Madre”. Essa è la nonna che tutto sa sopportare e che trova rimedio a tutto. Lo scrittore ripercorre la propria infanzia come un’avventura trascorsa a rotta di collo tra birichinerie varie, amicizie pericolose, audaci iniziative, un piglio che si presenta come qualcosa di picaresco ma segnato dallo sguardo malinconico e beffardo, già prematuramente adulto.

Leandro Lucchetti

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Maksim Gor’kij

Infanzia

Collana UE Classici

Traduzione Emanuela Guercetti

Feltrinelli Milano 2022

Brossura fresata

320 pp

ISBN 9788807904226

12,00 €