RECENSIONE: Sacha Naspini “Villa del seminario”

RECENSIONE: Sacha Naspini “Villa del seminario”

Un peccato dimenticato dell’Italia fascista emerge dalle pagine di Sacha Raspini nel suo romanzo Villa del seminario. Oggi, grazie a questo conciso racconto torniamo a conoscenza di un fatto risalente al periodo buio della Repubblica di Salò. In quel periodo, il vescovo di Grosseto affittò all’amministrazione fascista il palazzo vescovile di uno sperduto borgo di Maremma per farne un carcere-campo di concentramento per sovversivi, disertori, partigiani ed ebrei destinati ad Auschwitz.

Auspicando una seppur tardiva elaborazione di coscienza nazionale, il romanzo svolge il necessario e lodevole compito di imporre il ricordo di una delle numerose, turpi nefandezze dell’Italia fascista cadute nell’oblio. Lo fa con agile scrittura attraverso la storia di un Mastro Geppetto, il ciabattino del borgo, innamorato di una vedova il cui figlio è caduto in guerra. Il ciabattino, conosciuto nel borgo come Settebello (per via delle sette dita rimastigli data l’amputazione delle tre dita nella mano destra, portate via dal tornio), ripara le scarpe delle guardie del carcere. Grazie al suo lavoro, a poco a poco diventa una sorta di collegamento tra i prigionieri e il movimento di resistenza che opera intorno al borgo. Nel contempo la vedova, benché non più giovane, si aggrega ai partigiani e diventa soggetto di misteriosi racconti che la indicherebbero come la mente comandante le operazioni di guerriglia.

Settebello non ha mai avuto il coraggio di rivelarsi alla vedova, essa stessa lo considera un amico senza mai esternare il pensiero di una possibile relazione affettiva che pure le alberga in cuore. Gli anni tristi tra 1943 e 1945 diventano il lasso di tempo in cui, nella separazione, si consolidano i sentimenti che con la Liberazione verranno rivelati e andranno a buon fine. Intanto i fascisti locali, paesani anch’essi, oscillano tra l’arroganza del potere e il crescente timore per la resa dei conti, che sentono avvicinarsi sempre più.

“Villa del seminario” è il nome con cui gli abitanti del borgo chiamano il palazzo vescovile che diventa prigione. Questo essenziale libro dello scrittore grossetano Sacha Naspini ricorda un fatto unico, realmente accaduto: quella di Grosseto fu la sola diocesi europea che stipulò un regolare contratto d’affitto con l’amministrazione fascista, in vista della realizzazione di un campo di internamento. Rivelare questo peccato mortale attraverso il racconto accattivante di una timida storia d’amore paesana è ciò che rende Villa del seminario un libro piuttosto originale da leggere, una letteratura inaspettata.

Leandro Lucchetti

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Sacha Naspini

Villa del Seminario

Collana Dal mondo

Edizioni E/O, Roma 2023

Brossura

204 pp

ISBN 9788833575667
19,00 €